ANSIA DA ACQUE LIBERE?

Scritto Da Luca Cappello

12 Dicembre 2021

La fase di avvio di una gara di triathlon spesso produce negli atleti una sensazione di ansia, affanno, di mancanza d’aria.

Sicuramente l’emozione e alla tensione pre-gara giocano un ruolo importante: la respirazione si fa più veloce, le pulsazioni salgono, l’impegno è massimo e quindi la necessità di ossigeno aumenta. Se, dopo i primi metri, fossimo in difficoltà, non dovremo far altro che tirare fuori la testa e respirare il più possibile.  Si, saremo più lenti, ma guadagneremo tranquillità e dopo due o tre minuti dalla partenza, una volta sgranato il gruppo, riusciremo a trovare il nostro spazio riuscendo a nuotare come sappiamo.

Un altro fattore limitante, per il triatleta poco esperto, è il timore di nuotare in acque libere. L’acqua poco trasparente, che non permette di vedere il fondo, per alcuni, può essere destabilizzante, in particolar modo per chi non è abituato a nuotare al lago o al mare.

L’allenamento del nuoto avviene nella maggior parte dei casi in piscina. Al sicuro dentro le quattro mura, siamo abituati a seguire la linea blu sul fondo, ad avere l’acqua perfettamente trasparente e non avere onde e correnti o altri condizionamenti. Per chi si allena esclusivamente in piscina, l’approccio al nuoto in acque libere potrebbe non essere così immediato.

Se nutriamo qualche timore nel nuotare in un lago o in mare, dobbiamo imparare ad essere forti con la testa e cercare di isolare le difficoltà. Il primo passo è molto semplice e scontato: allenarsi in acque libere. Non dobbiamo evitare di farlo, occorre affrontare le nostre paure, altrimenti in gara il risultato non potrà che essere disastroso.

Per ridurre lo stress e l’ansia, una buona strategia è pensare per non pensare: una volta in acqua, il nostro pensiero fisso deve essere la tecnica di nuotata. Proviamo a simulare in allenamento, ciò che può accadere in gara. Organizziamo delle piccole sessioni sulle quali concentrarsi. Ad esempio, la respirazione bilaterale in acque libere, come abbiamo visto, è fondamentale. Prendiamo dei riferimenti (due boe, la spiaggia e una boa, una barca e una boa, ecc.) anche un piccolo tratto, 50 o 100 mt, e concentriamoci e imponiamoci di respirare ogni 3 o 5 bracciate lungo quel tratto. Focalizzando l’attenzione sulla respirazione, tutto quello che ci circonda passerà in secondo piano.

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Se ci siamo preparati bene in piscina e abbiamo imparato a nuotare cambiando ritmo, sappiamo respirare perfettamente da entrambi i lati, riusciamo a nuotare senza problemi a testa alta, non abbiamo nulla da temere.

Parliamo con noi stessi, convinciamo il nostro io irrazionale, quello che pensa in maniera catastrofica, che siamo forti, che siamo pronti, ben allenati e che possiamo tranquillamente nuotare in condizioni “diverse”. Induciamo il nostro cervello a pensare che non c’è nulla che può sorprenderci. Usiamo la logica per ingannarlo: pensiamo di essere in gara e proviamo a simularla: proviamo a cambiare spesso ritmo, tipo di respirazione o tecnica di nuotata.

Lasciamo che la parte razionale del nostro cervello ri-prenda il controllo. È normale avere ansia nelle prove della vita, sarebbe strano il contrario. Lo sport, la vita, dovrebbe alleggerirla. Immaginarsi schierati alla partenza di un triathlon, corrisponde già al superamento di una prova.  Visualizziamo il momento, otterremo la giusta carica e la motivazione necessaria per vincere le nostre paure.

TxTips

Nelle due settimane che precedono la gara, mettiamo in preventivo di nuotare in acque libere. Cerchiamo di testare l’ambiente che troveremo. Il lago non è il mare. Il mare non è il lago. Nessuno dei due ambienti ha l’accoglienza della piscina. Provare, provare e provare. Cercare di ricreare l’ambiente di gara sarà sicuramente d’aiuto.

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