LA FRAZIONE DI NUOTO NEL TRIATHLON

Scritto Da Luca Cappello

21 Giugno 2021

Viste le nuove e recenti disposizioni della FITRI c’è speranza di tornare presto a gareggiare con la modalità classica, evitando la tanto criticata partenza “rolling start”, dove ogni atleta (o piccoli gruppi) partiva scaglionato a distanza di qualche secondo.

La frazione di nuoto nel triathlon si disputa, solitamente, in acque libere e sono molti gli aspetti da considerare e che differenziano ogni manifestazione. I luoghi di gara possono vedere protagonista l’acqua dolce (lago e piscina) o salata (mare).

In ogni “specchio d’acqua” intervengono variabili che possono condizionare la nostra prestazione:

  • le correnti
  • le onde e la loro dimensione
  • la trasparenza e la profondità dell’acqua
  • temperatura dell’acqua

Le correnti e le onde sono tipiche delle gare in mare, e, a seconda della giornata, possono renderci la vita più o meno complicata: nuotare contro corrente o con onde alte non è sicuramente una passeggiata e richiede molta forza e ottima tecnica. La trasparenza e la profondità dell’acqua sono due dettagli che giocano più sulla nostra psicologia: non vedere il fondo o nuotare in acque alte per alcuni può essere complicato, soprattutto se non si è abituati. La temperatura invece può dipendere da tanti aspetti: il periodo dell’anno, le condizioni meteo e/o il microclima della zona di gara. Tra una gara e l’altra, anche a poca distanza, ci possono essere escursioni termiche notevoli,  obbligandoci talvolta all’uso della muta, modificando significativamente la tecnica della nuotata e il galleggiamento.

A seconda della località e degli spazi a disposizione, il percorso per coprire la distanza di gara si può snodare su un unico giro oppure multilap (più giri dello stesso percorso), con un numero variabile di curve.

A volte tra il primo giro e quello successivo è prevista l’uscita dall’acqua, con il rientro dopo un giro di boa sulla spiaggia. 

L’andamento tattico della frazione di nuoto è solitamente ricostruibile in quattro fasi importantissime:

  1. La partenza
  2. Il superamento delle boe
  3. La fase centrale
  4. La fase finale e l’uscita dall’acqua

La fase di partenza, in una gara di triathlon, ha un’importanza cruciale.

La partenza può avvenire:

  • Da una spiaggia (o dalla riva), con gli atleti aspettano in piedi pronti a scattare al via, per poi correre verso l’acqua, buttarsi e iniziare a nuotare
  • Direttamente in acqua, con gli atleti già immersi che galleggiano in attesa del via, pronti ad iniziare a nuotare subito dopo lo start.
  • Da un pontile o da un molo, con gli atleti pronti a tuffarsi dopo la sirena di partenza.

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Per evitare la calca e la “tonnara” iniziale, rischiando di subire involontariamente qualche colpo da parte degli altri atleti, una buona regola è partire defilati (in coda o laterali). Se non si hanno ambizioni di classifica, o il nuoto non è la nostra specialità, meglio lasciar sfogare per i primi metri gli atleti più performanti (o esagitati). Meglio evitare di subire qualche botta, a volte dolorosa, che può compromettere l’intera competizione.

Finché non si raggiunge la prima boa, solitamente distante 300 metri, generalmente, la velocità che si tiene è molto superiore rispetto a quella che ogni concorrente è capace di mantenere per l’intera frazione di nuoto.

Il tutto è finalizzato alla conquista delle migliori posizioni possibili, perché la curva della prima boa, solitamente a 90°, fa da imbuto. Dato che tutti gli atleti cercheranno la strada più breve per virare, colpi e strattoni, anche in questa fase, saranno all’ordine del giorno!

Una buona partenza, dunque, ci garantisce l’occupazione di una posizione strategica all’interno del gruppo e ci permetterà di scegliere le migliori traiettorie. Una cattiva partenza al contrario implicherà una collocazione pericolosa: sarà difficile nuotare tecnicamente come si vorrebbe per mancanza di spazio e per la scarsa visibilità. Il rischio, per chi fa del nuoto il suo cavallo di battaglia, è di vedere allontanarsi i battistrada, senza avere la possibilità di raggiungerli per l’ostruzione di nuotatori più deboli.

Superati i primi e concitati momenti, si passa ad un periodo di gara “più tranquillo”: la fase centrale.

In questa fase l’andatura è più costante, fondamentale sarà trovare il proprio ritmo e nuotare bene, come in allenamento, oltre che a recuperare un po’ di fiato e smaltire l’acido lattico accumulato nella prima fase. Sicuramente, seguendo l’inerzia del gruppo avremo sicuramente sostenuto andature più elevate rispetto al nostro standard.

Nel tratto centrale, il dettaglio a cui dobbiamo prestare più attenzione sarà il corretto orientamento. Dobbiamo cercare  di superare le boe facendo meno strada possibile. Qualche bracciata a rana, o a testa alta, possono permetterci di trovare la traiettoria ideale ed evitare di nuotare a “zig-zag”.

Saper “andare dritto” è fondamentale. Riuscire a percorrere esattamente i metri previsti dall’organizzazione è uno degli obiettivi che ogni atleta deve perseguire nella prima frazione di una gara di triathlon.

Perché? Perché altrimenti tutti gli allenamenti svolti durante l’anno che ci hanno permesso di migliorare il nostro ritmo saranno stati inutili.

Tutta la fatica e i sacrifici che abbiamo fatto per riuscire a guadagnare qualche secondo saranno stati vani. Percorrere metri in più, oltre a farci perdere tempo, ci fa consumare più energie, cosa assolutamente da evitare in vista delle due frazioni successive.

Se non padroneggiamo la tecnica e sappiamo che riuscire a tenere i riferimenti per noi può essere un problema,  è meglio rallentare il nostro ritmo di qualche secondo e tirare fuori dall’acqua più spesso la testa, cercando dei riferimenti da seguire, senza perderli mai di vista.

La fase finale della frazione rappresenta, dopo la partenza, un altro momento ad alta intensità, dove la capacità di ricorrere all’utilizzo dei meccanismi anaerobici per la produzione energetica assume un’importanza fondamentale.

Quando si inizierà ad intravedere l’arco gonfiabile che segnala il corridoio d’uscita, inevitabilmente aumenteremo l’andatura e la frequenza delle bracciate si farà più intensa, per cercare di uscire dall’acqua nel  minor tempo possibile. Una volta raggiunta la riva si cambia registro, sguardo fisso alla zona cambio e via di corsa per raggiungere la propria bicicletta!

TxTips

Durante gli allenamenti in piscina alleniamoci a tirare fuori la testa dall’acqua a metà di ogni vasca, cerchiamo di rendere fluido il gesto, di modo da non compromettere troppo il nostro assetto in acqua. La tecnica che permette di mantenere una buona idrodinamicità è quella di rivolgere lo sguardo in avanti avendo cura di non tirare fuori completamente la testa, ma solo gli occhi, come se fossimo un coccodrillo! All’inizio sarà strano, ma, come ogni cambiamento, se ripetuto, entrerà nella nostra routine e ci permetterà di orientarci al meglio quando saremo in acque libere.

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